lunedì 17 dicembre 2018

Sensazioni da PRO...

Weekend in famiglia e senza troppo da fare per via della produzione ferma in attesa delle festività Natalizie e aspettando la maturazione della mia ultima Strong Bitter che da 2 settimane giace nella cella di fermentazione. Non voglio commettere l'errore della prima produzione dove ho stappato le prime bottiglie dopo soli 10gg con conseguenti risultati demoralizzanti.
Mi sono dunque dedicato alla famiglia con uno sguardo che di tanto intanto ricadeva sui forum di settore, agli hashtag dedicati su Instagram e in alcune chat Telegram per vedere cosa la comunità brassicola combinava nel weekend.

Proprio in una di queste mi sono imbattuto in una richiesta di aiuto da parte di un "Collega" che essendo in fase di Mash nella realizzazione di una Imperial Stout che in ricetta prevedeva una OG 1120, si è reso conto che il proprio densimetro era tarato con un valore massimo che permetteva una OG 1100...

Come gestire la lettura della densità iniziale? Abbandonarsi alla speranza che la ricetta prevedesse il valore corretto?

La perplessità anche da parte degli HB più navigati era molta, e l'unica soluzione a detta di tutti era il rifrattometro che però non era in possesso di tale strumento. 
Quando ogni speranza sembrava persa ecco un lampo di genio! Del sottoscritto sia chiaro...

A volte lo studio serve a qualcosa...

La Densità non è altro che il rapporto tra la Massa e il Volume. 

D = M/V

Ora conoscendo la massa e il volume del mosto possiamo risalire alla densità.

Poi però mi è venuta in mente una soluzione meno scientifica ma a mio avviso molto utile in un caso del genere. Sicuramente non garantirà un risultato estremamente preciso, ma permette comunque di chiudere la cotta con le informazioni in maniera da limitare i danni.

La soluzione è la seguente:

Prelevare una quantità(Volume) precisa di mosto, per esempio 100ml, e posizionarla in un recipiente.
Aggiungere e mescolare nel contenitore lo stesso volume di Acqua distillata, nell'esempio in questione 100ml, che garantisce una densità pari a 1000.

A questo punto risulta semplice calcolare la OG sapendo che abbiamo fatto una diluizione al 50% con acqua con OG controllata.

Ma perché parlo di questo? In primis perché aver dato una soluzione empirica al quesito e aver aiutato qualcun altro aumenta la mia autostima facendomi sentire importante! Scherzi a parte...

Questo mi ha fatto capire quanto spesso sottovalutiamo l'importanza dell'attrezzatura in un hobby che non concede margine di imprecisione.
Per questo motivo sono corso in taverna a controllare la scala graduata del mio densimetro, che comunque permette un ampio range. Nonostante ciò ho aperto un noto portale di acquisti on-line e mi sono comprato un rifrattometro.

Meditate gente... meditate!



venerdì 14 dicembre 2018

Collaborazioni nascono e crescono,

Sono solo un HB alle prime armi, con molte, moltissime lacune e nozioni da apprendere.
Nel mio futuro brassicolo sicuramente commetterò errori e raccoglierò soddisfazioni, ma sempre con l'obbiettivo di migliorare e accrescere la mia cultura di questo hobby.

In ognuna delle etichette che realizzo per le mie produzioni, è presente un Qr code che permette di raggiungere una pagina on-line dedicata alla ricetta della Birra brassata al cui interno è sempre riportata una frase da me coniata che recita:

"Fare Birra è un arte ancestrale che ancora oggi è ben radicata nella cultura dei popoli.
Tutti possono produrre Birra, ma pochi la sanno fare.  
Passione, studio e applicazione sono alla base di una ricetta ben riuscita.
Ma sopra ogni cosa, la consapevolezza che non si è mai arrivati"

Vorrei focalizzare il punto sull'ultima frase e in particolare sulla chiusa: "la consapevolezza che non si è mai arrivati".

Con questa premessa mi appresto oggi a ufficializzare una collaborazione nata dalla stima reciproca del sottoscritto nei confronti di Enrico di Signormalto.

Enrico mi ha proposto di collaborare al progetto da lui portato avanti negli ultimi anni (Assieme al figlio Andrea) dando per quanto possibile un mio apporto di idee e progetti alla causa.
La proposta mi è parsa da subito molto interessante e ho accettato di buon grado.

Non sono un esperto e non lo sarò mai. Darò per quanto possibile il mio apporto alla causa, in continuità a quella che è fin dal principio la mia filosofia, non voler insegnare nulla a nessuno, ma condividere le mie esperienze di crescita nel bene e nel male!

ProjectZero continuerà ed esistere, raccoglierò le mie esperienze cercando di mecciare il contributo che darò ai due blog. Non è un lavoro ma semplicemente una passione che in quanto tale non sottrarrà energie alla vita quotidiana.

QUI il link all'articolo di presentazione di Signormalto.

martedì 11 dicembre 2018

HB shopping... meglio in negozio!

Decisamente si!
Fino ad oggi i pochi acquisti per materie prime e per accessori li ho effettuati esclusivamente presso store on-line (Birramia e Mr. Malt).
Qualche settimana fa però mi sono recato presso il negozio fisico per acquistare un nuovo impianto (Di cui parlerò più avanti), sfruttando il Black Friday.
Il negozio in questione si chiama PINTA e ha sede a Marostica in provincia di Vicenza.
In quell'occasione il titolare e tutto il personale si è mostrato estremamente gentile e disponibile a informazioni e consigli. Inoltre mi hanno concesso un ulteriore sconto rispetto al prezzo in promozione dell'impianto. Ci eravamo lasciati con la promessa che sarei passato nuovamente per acquistare materie prime e accessori per le mie future produzioni.

Questa mattina per tenere fede alla promessa mi sono recato da Pinta per una seduta intensiva di shopping. Avevo bisogno principalmente di un Hop Spider, ma anche di un pò di lolla di riso, irish moss e altre cosucce per il trattamento dell'acqua e del mosto. Ovviamente mi ero preparato prima sul loro sito internet, per scegliere i prodotti più interessanti e per una valutazione economica.

Alla fine mi sono lasciato convincere dalla loro professionalità e sono uscito dal negozio anche con un lievito liquido per la produzione della mia prossima Birra, che sarà una Weizen.

Ma c'è un ulteriore vantaggio che mi convince ulteriormente ad acquistare da loro... controllando lo scontrino mi sono accorto che sul totale ho risparmiato un ulteriore 10% circa rispetto ai prezzi proposti sullo store-online! Grande cosa questa!

Credo che PINTA diventerà il mio fornitore preferenziale, anche perché in caso di necessità spediscono senza spese di spedizione con un minimo d'ordine di €65,00.

Ci tengo a precisare che per scrivere questo articolo non sono ne pagato e non ricevo nessun beneficio personale. Mi piace semplicemente parlare bene di quelle attività che mi hanno piacevolmente sorpreso.


mercoledì 5 dicembre 2018

Imbottigliata e... infustata!

Ebbene si! Anche alla Strong Bitter è toccata la sorte dell'imbottigliamento. Questa volta però l'operazione è avvenuta con non pochi dubbi.
In primis la FG a 1017 mi ha fatto dubitare sull'avvenuta conclusione della fermentazione primaria, e in secondo luogo la quantità di zucchero per il priming. Ma procediamo con ordine.

Dopo il travaso intermedio, ho controllato periodicamente la densità che per ben 5 giorni consecutivi ha registrato il valore 1017 nonostante avessi innalzato la temperatura del mosto dai 18°C fino ai 20°C. Per questa ragione la scelta è stata quella di posticipare l'imbottigliamento per verificare eventuali risvegli del lievito S-04 (Che a detta di molti non è nuovo a blocchi e ripartente di fermentazione), ma comunque la situazione non è cambiata.

C'è da specificare che in ricetta avevo preventivato una FG di 1015, quindi non distante dal valore rilevato, ed inoltre modificando il kit con aggiunta di abbondante estratto, potrebbe aver alterato alcuni parametri non previsti in ricetta.

Da qui la scelta di imbottigliare comunque!

Il secondo dilemma che mi ha tormentato per giorni riguarda la quantità di zucchero per la carbonazione.
Premesso che, come già detto, la prima esperienza con la Morrison non mi ha soddisfatto a pieno per via della frizzantezza, mi trovo a constatare che lo stile  English Bitter prevede una bassa carbonazione che permette un massimo di 2.0 Vol. di CO2.
A questo punto la domanda è:
Rimango in stile per una birra meno frizzante come da BJCP oppure seguo l'istinto?

La risposta l'ho trovata per gestire il rischio di ripartenza della fermentazione in bottiglia (Parlo degli zuccheri eventualmente non fermentati nella fase primaria, non della carbonazione).

Meglio stare cauti e non rischiare gushing o peggio ancora esplosioni delle bottiglie. Quindi ho carbonato 12,5lt di mosto da imbottigliare con 54 gr di zucchero.

Per questa produzione ho deciso di destinare inoltre 5lt di Birra in fustino (Per eventuali Party estivi con amici) che ho carbonato con 2gr./lt. di zucchero.

A questo punto tutte le bottiglie riposano nella cella di fermentazione alla temperatura di 18,5°C, dove ci rimarranno per almeno 2/3 settimane prima di essere stoccate in dispensa.

Oltre alla Strong Bitter ho imbottigliato alcuni litri di Christmas Ale di cui però parlerò più avanti.

lunedì 3 dicembre 2018

Travaso e dry hop Strong Bitter

Nonostante i dubbi che nutro nei confronti del lievito S-04, la fermentazione prosegue silente, e a distanza di 7 giorni dalla cotta è giunto il termine per effettuare il travaso dove eliminare il fondo composto da impurità e cellule di lievito esauste. Inoltre ne approfitterò per eseguire il DryHopping con aggiunta di luppolo Fuggle.

Seppur in grande ritardo sui tempi, con mia moglie abbiamo deciso di realizzare un piccolo lotto di 4 litri circa da destinare a Christmas Ale, prevedendo l'aggiunta di spezie (5 gr. di anice stellato + 3,5 gr. di noce moscata). Probabilmente sarà un azzardo, ma ci piace sperimentare e così facciamo!
Sicuramente a Natale la Birra non sarà nel pieno della sua maturazione, ma potremo comunque permetterei di assaggiarla ed eventualmente decidere o meno di regalarla ad amici e parenti.

Questa volta ho preferito effettuare il travaso nel nuovo fermentatore sanitizzato collegando il tubo al rubinetto cedente inserendo l'estremità opposta direttamente sul fondo del fermentatore ricevente, avendo cura di non ossigenare il mosto.
Ho scelto di non utilizzare il sifone per via del fatto che la pulizia e la sanitizzazione richiedono più tempo, ed inoltre in questa fase non ritengo un problema l'eventuale passaggio di qualche particella di imputità nel nuovo fermentatore.
Mettiamoci anche una buona dose di pigrizia e la scelta è presto motivata...

Il mosto in fase di travaso è parso particolarmente limpido, probabilmente per via del lievito che ha permesso un deposito importante sul fondo.
Dall'immagine a lato il colore non rende giustizia... in realtà il mosto è più scuro di quanto appare. Forse perché ho scattato la fotografia con molta luce e probabilmente perchè nel fermentatore erano presenti pochi cl di mosto.



Il reale colore si nota invece dall'immagine del piccolo batch di 4lt. di Christmas Ale.
A differenza del bidone principale, dopo il dry hopping, il gorgogliatore della boccia di vetro ha da subito iniziato a borbottare, non con elevata frequenza, ma con regolarità. Mentre il fermentatore di plastica se ne sta li buono e apparentemente in silenzio con il gorgogliatore a livello.
Presumo che questo sia causato dall'elevato spazio disponibile sopra il mosto nel bidone che permette l'alloggio della CO2 creata senza che essa venga sfiatata per via della bassa pressione che si è generata. Mentre nell'ampolla di vetro che prevede uno spazio di aria minimo, l'anidride carbonica è costretta a uscire per via della pressione elevata.

Ora non rimane che attendere il termine del lavoro del lievito e lo stabilizzarsi della densità prima di occuparsi dell'imbottigliamento.

giovedì 29 novembre 2018

La camera di fermentazione autocostruita

Da qualche parte tempo fa lessi una frase che più o meno recitava: "Il birraio fa il Mosto, la Birra la fa il lievito".

Più ci si addentra nel mondo della produzione casalinga della Birra e più ci si accorge che questa affermazione non è assolutamente fuori luogo. Anzi...

Non per sminuire il lavoro manuale degli Homebrewers o di qualsiasi mastro birraio, senza il quale il lavoro dei lieviti sarebbe inutile, ma se gli appassionati bevitori di Birra possono degustare stili, aromi e sapori differenti, buona parte del merito va dato proprio ai lieviti.

Oggi comunque non voglio fare l'elogio dei batteri che svolgono l'ingrato compito di fermentare il mosto, ma al contrario desidero porre il punto sull'aiuto che possiamo dare ai lieviti per consentire di portare a termine la trasformazione da mosto a Birra nel migliore dei modi e senza generare sapori e profumi indesiderati o persino sgradevoli. 

Ma quale supporto possiamo dare?
Il corretto controllo della temperatura di fermentazione. 

Nel piccolo angolo della taverna dedicato alla Birrificazione, non potendo permettermi lo spazio per un più lussuoso congelatore a pozzo da modificare, ho dovuto optare per la realizzazione di un box coibentato realizzato con materiali acquistati o di recupero, che però possano permettere di raggiungere l'obiettivo del controllo della temperatura.

Nel video seguente, la presentazione della cella di fermentazione controllata dal termostato Inkbrid ITC-308S, e raffreddata grazie a una ventola e con bottiglie di acqua congelata. Per il riscaldamento invece ho optato per la più classica fascia riscaldante.

Buona Visione.

mercoledì 21 novembre 2018

Strong Bitter, storia di una "Cotta"

La mia personalissima English Strong Bitter è ormai nel fermentatore da 4 giorni e si avvicina il momento di effettuare il travaso intermedio...

Durante questa produzione, nella quale ho avuto il piacere di essere aiutato da un'amica, mi ha preso una vena artistica ed ho deciso di documentare la realizzazione del mosto con l'ausilio della mia Action Cam che da troppo tempo riposava inutilizzata in un cassetto della scrivania del mio ufficio.

Per questa ragione questo post sarà più sintetico del solito ed ho preferito lasciare che siano le immagini e la cronaca del filmato a raccontare gli step che hanno caratterizzato le quasi 2 ore di lavoro.

Buona visione!

lunedì 19 novembre 2018

Non si finisce mai di imparare...

Si è vero, sono un novellino dell'arte brassicola...
Nonostante mesi di studio e confronti continui sul web, arriva inesorabile la sentenza che sancisce la cruda verità... c' è ancora molto da imparare!

Lo scorso week-end ho realizzato la Strong Bitter (Come descritto nel post precedente) e tutto è filato liscio.
Non che ci siano particolari difficoltà nel realizzare una birra da Kit luppolo, nonostante le modifiche che avevo previsto in ricetta.

E quindi dove stà il problema?
LA FERMENTAZIONE

Premesso che con mia enorme sorpresa, dopo aver prelevato un campione di mosto per registrare la densità iniziale (OG) ed aver letto il densimetro ho riscontrato un valore di 1059, contro lo 1053 previsto. Strano che da software online con l'utilizzo di estratti si trovi una discrepanza simile!

Data appunto una OG di 1059 e un volume di 23lt in fermentatore dopo aver energicamente areato il mosto, ho inoculato il lievito S-04 (1 bustina e 1/2) a una temperatura prossima ai 20°C.
Chiuso il fermentatore, l'ho posizionato in cella di fermentazione dove ho impostato una temperatura di 18°C (Che il mosto ha raggiunto in 2 ore).

Passo la serata con la famiglia e il mattino seguente con mio stupore e perplessità, apro la cella e scopro che la fermentazione non è partita, e neppure accenna a farlo.

Panico....
Mi collego subito a internet nel vano tentativo di trovare una rassicurazione su qualche forum, ma nulla.
Poi un piccolo barlume di speranza. Leggo che le fermentazioni possono avviarsi anche a distanza di 24/48 ore, soprattutto in presenza di densità iniziali elevate.

Inoltre scopro che quando la OG supera i 1050 sarebbe buona norma idratare il lievito per 15/30 minuti in acqua sterile tra i 25° e i 28°C. Cosa che io ovviamente non ho fatto!!!

Questo procedimento permette di attivare le cellule di lievito che dopo il processo di essiccazione necessitano di liquidi poco densi di zuccheri per attivarsi.

Buono a sapersi per il futuro.

Alcuni forum consigliano inoltre di alzare la temperatura ad almeno 20°C per permettere alle cellule di lievito di moltiplicarsi più rapidamente. Ovviamente eseguo questa operazione che grazie alla fascia riscaldante mi permette di portare il mosto alla temperatura desiderata in poco tempo.

Dopo poche ore si è formata la classica schiuma sulle pareti del fermentatore e il gorgogliatore ha iniziato ad emettere il magico sound che tutti gli homebrewer adorano... La fermentazione ha finalmente inizio!

A questo punto lascerò alcune ore il mosto alla temperatura di 20°C per poi abbassarla tra i 18° e i 19°C.
Staremo a vedere.

P.S.: Ho trovato molto interessante questo articolo che ho trovato sul blog di BrewingBad

venerdì 16 novembre 2018

Tempo di nuove produzioni...

Se c'è una cosa che ho imparato in questo breve periodo all'inizio della mia avventura di produttore domestico di Birra è che un Homebrewer non sa stare con le mani in mano.
... e forse è questo che rende speciale questo hobby...

Dopo aver realizzato con soddisfazione  la mia prima Birra in E+G, è tempo di rimettersi ai fornelli. Questo week-end infatti mi dedicherò alla produzione di una Birra in perfetto stile Inglese, una Strong Bitter.

Quando ricevetti in regalo il classico Kit per realizzare la birra (Per Kit si intende l'attrezzatura composta da bidoni di fermentazione e accessori vari...) ho trovato all'interno una latta di malto amaricato, per intenderci quello pronto da versare nel fermentatore con la sola aggiunta di acqua, zucchero e lievito. Per la precisione si tratta di una latta per realizzare una Bitter Inglese.

Inizialmente non era mia intenzione realizzare una Birra con questa tecnica, ma dal momento che di natura non sono uno sprecone,  ho deciso di realizzare qualche litro di Birra extra.

Rispetto a quanto suggerito dalle istruzioni, da subito ho pensato di apportare alcune migliorie alla ricetta, prevedendo l'utilizzo di un lievito specifico (S-04) e la sostituzione del kg di zucchero con l'estratto di malto secco.
Ma la cosa non mi basta, voglio osare di più!

Controllando il BJCP, mi sono accorto che è possibile realizzare una versione Strong della Bitter, aumentando principalmente le OG e le IBU, oltre ad alcuni altri accorgimenti.
Inoltre un ulteriore vantaggio deriva dal fatto che la versione Strong mi consente di non preoccuparmi dell'estratto che in bollitura tende a scurire, perché un colore più intenso è contemplato dal BJCP.

Dunque la mia prossima birra sarà una Strong Bitter!

Non voglio dilungarmi ulteriormente, perché ci sarà tempo per raccontare tutti i passaggi della "Cotta", e per il momento lascio la ricetta con le modifiche al barattolo originale:

Litri in pentola:             12
Litri in fermentatore:     23
Minuti di bollitura:        15
Colore EBC:                  33
OG:            1053
ABV:          5,2%
IBU:           38
BU/GU:      0,76


Fermentabili:

- 1 Kit Birramia Absolut Malt Bitter
- 1,2 kg Estratto di malto liquido Light
- 1 kg  Estratto di malto secco Light

Luppoli:

- Fuggle       15gr        15' di bollitura
- Fuggle       10gr          5' di bollitura
- Fuggle       25gr        Dry-Hop

Lievito:

SafAle Enghish Ale S-04

Priming:

Zucchero 4,5 gr./lt


martedì 13 novembre 2018

Una settimana dopo... la maturazione continua.

Siamo a quota 3...

Tre sono le settimane trascorse dall'imbottigliamento della Morrison Ale, ma nonostante avessi dovuto attenderne almeno un altra (Come suggerito da altri HomeBrewers), non ho resistito e ne ho stappata una.

Non so per quale ragione, ma la tentazione è sempre dietro l'angolo, e complice il fatto di averla auto  prodotta e di trovarla disponibile in dispensa lo scorso week-end ho dato ascolto al "Diavoletto tentatore" e me ne sono bevuta un'altra.
...e me la sono goduta tutta!

Dopo il primo test della scorsa settimana che mi aveva in parte deluso, devo dire che la Birra ha convertito le caratteristiche che ritenevo negative in positive.
Per prima cosa ho notato che ora la schiuma è abbondante, persistente e protegge la birra dal primo fino all'ultimo sorso.

Ora la carbonazione risulta meno slegata dal contesto e si sposa al meglio con il gusto del malto anche se a mio parere pare poco frizzante.
Forse sarebbe stato meglio aumentare il priming con almeno 5,5 gr./lt. di zucchero.

Attenderò ancora un ulteriore settimana prima di fare una nuova degustazione, ma al momento posso essere estremamente soddisfatto.
Rimane comunque la mia Prima Birra!

domenica 4 novembre 2018

Questa l'ho fatta io! ...Che soddisfazione!

Che soddisfazione!!!
Come si suol dire, utilizzando un detto preso da terra partenopea "Ogni scarrafone è bello a mamma soja" E questo è proprio il caso della Morrison Ale.

Sono molto felice...  
Nel momento in cui ho stappato la bottiglia, è come se avessi dato il via a una nuova era, quella delle mie Birre! 
Ad essere onesti, ero un pò preoccupato, ma dopo aver afferrato l'apribottiglie mi sono diretto sul collo della bottiglia per stappare il tappo a corona ben sigillato. 

Un momento... faccio leva con l'utensile e Psshh!  Carbonazione avvenuta! Nella bottiglia è sicuramente presente CO2 e questo è un ottimo segnale, anche se resta da valutare con l'assaggio se la frizzantezza sarà adeguata.

A questo punto prendo il bicchiere abbondantemente risciacquato con acqua fresca e verso la Birra. 

Come mi aspettavo il colore non è molto chiaro (Non proprio in stile con le Blond Ale) ma si nota da subito un incredibile limpidezza, sicuramente conferita dalla tecnica E+G.
La cosa che però mi lascia molto perplesso è l'assoluta o quasi mancanza di schiuma, che peraltro scompare immediatamente, quasi come avessi nel bicchiere un the alla pesca. A naso invece riesco a percepire l'aroma del cascade con le sue riconoscibili note agrumate. Questo mi rende estremamente soddisfatto perché trovo nell'aroma esattamente ciò che mi sarei aspettato di trovare. 

Passando infine alla degustazione, non posso dire di essere piacevolmente sorpreso... Il sapore del Cascade è presente, ma è l'unica nota positiva.
La carbonazione è minima e poco amalgamata alla birra (Sembra non essere ben inserita nel contesto) e la Birra risulta piatta e troppo beverina.

Poi parlando con amici con cui mi scambio opinioni e chattando sui forum, capisco che 2 settimane per una degustazione definitiva, forse sono un pò pochino e in molti mi suggeriscono di attendere almeno altre 2 settimane di maturazione per dar modo alla birra di terminare il ciclo di affinamento. Speriamo bene! 

Per il momento lascio i lettori con un video dell'apertura della mia prima Birra, la Morrison Ale. 



venerdì 2 novembre 2018

Morrison Ale

Finalmente ci siamo. Il momento della verità è arrivato!
Sono passate esattamente 2 settimane dall'imbottigliamento con aggiunta di zucchero per la rifermentazione della mia PRIMA Birra prodotta in casa da me medesimo e a questo punto è giunto il tempo di provare a stappare una bottiglia per valutare il risultato.

Non vuole essere un attenuante, ma non mi aspetto di avere già un prodotto definitivo e con tutte le caratteristiche al loro posto. So già che per degustare una Birra compiuta dovrò attendere almeno altre 3/4 settimane per permettere a tutti gli aromi di amalgamarsi e restituire una Birra più complessa  e bilanciata.
Ma ora, stappare una Birra mi permetterà di capire cosa ho prodotto, se una schifezza o qualcosa di almeno passabile, e mi darà una prima idea di eventuali errori o variazioni per le prossime ricette.
Il mio più grande timore è quello di non aver carbonato a sufficienza la birra (Con 94 gr di zucchero bianco per 18.5 Lt di birra) e di trovare una birra piatta e con poca schiuma.

Per il momento, in questo post voglio parlare del "Packaging" che ho scelto per le bottiglie della mia prima Birra... La Morrison Ale.
Ho deciso che realizzerò le mie etichette seguendo lo stile musicale, dedicandole a canzoni, gruppi e cantanti che hanno segnato la storia della musica internazionale e che ovviamente hanno lasciato un segno nel mio passato e nel presente.

La prima etichetta l'ho voluta dedicare al grande Jim Morrison, cantante dei The Doors, gruppo statunitense che già conoscevo, ma ho imparato ad amare a seguito di una vacanza che ho fatto nel 2016 negli Usa e più in particolare in California nella West Coast.

Ma perché proprio a Jim la prima etichetta?
Il motivo sta nel fatto che per realizzare la Morrison Ale ho utilizzato luppoli Americani (Prevalentemente Cascade) e perché  Jim Morrison è indiscutibilmente l'artista che apprezzo di più della scena americana e perché lo reputo un artista "Sincero", proprio come vorrei che fosse la mia Birra.

Da notare l'utilizzo della capsula termoretraibile per proteggere il tappo delle birre e per migliorare lo stile delle mie bottiglie. Ma c'è tempo per parlare di questo...

Sicuramente in un post futuro spiegherò meglio come ho deciso di impostare il lay-out di tutte le mie Birre e delle etichette, e magari le inserirò in una sezione dedicata del Blog.

Ora vi lascio, voglio rimanere da solo per dedicarmi alla degustazione della Morrison Ale.

La mia PRIMA Birra fatta in casa.

domenica 28 ottobre 2018

Blond Ale ma... con le more

A nove giorni dall'imbottigliamento cresca l'attesa per poter stappare una delle bottiglie che racchiudono la mia prima creazione. Non è facile resistere alla tentazione di aprirne una, ma sono deciso nell'attendere almeno un ulteriore settimana.

In uno dei primi post in cui parlavo della ricetta, avevo indicato che la previsione sarebbe stata di produrre 23 lt totali di mosto da mettere in fermentatore, ma in realtà ho imbottigliato poco più di 18 litri. Come mai? Dove sono spariti i circa 5 litri che mancano dal fermentatore?
é vero ci sono da considerare le perdite da travasi, lieviti e proteine sul fondo del contenitore, ma 5 litri effettivamente sono troppi.

Il motivo è da attribuirsi a una scelta, forse scellerata, di prelevare 4 litri di mosto durante il travaso intermedio e di destinarli a un contenitore in vetro nel quale concludere la fermentazione di questa parte di mosto con l'aggiunta di 400gr di more di rovo intere, oltre al luppolo per il Dry Hopping che avevo previsto per la ricetta originale.

Le more sono state personalmente colte sui monti della Franciacorta ad inizio settembre e dopo averle pulite, sono state messe in congelatore per poterle conservare al meglio.

La fermentazione con l'aggiunta di more è proseguita con le stesse modalità dei 18 lt di Blond Ale ed è stata imbottigliata sempre il 19 Ottobre con l'ausilio del sifone (Per via dell'assenza di rubinetto).

Al momento ho due perplessità:

- Dato che non avevo modo di verificare la densità del mosto in questione ho dato per conclusa la fermentazione una volta conclusa quella del fermentatore principale. Spero di non essermi sbagliato, dato che l'aggiunta delle more apporta ulteriori zuccheri al mosto...

-Ho effettuato il travaso col sifone, al quale non ho applicato alcun filtro per la separazione dello "sporco" e non ho neppure eseguito un travaso in un altro contenitore perché ne ero sprovvisto.
Di conseguenza ho imbottigliato un mosto abbastanza torbido e con parecchi residui. Spero solo che questo non influisca negativamente sul risultato finale, anche se mi aspettavo una birra abbastanza torbida.

In conclusione ho imbottigliato circa 3 litri di Birra alle more che al momento riposa in attesa di essere degustata. Con ogni probabilità attenderò qualche settimana in più prima di stappare questa versione...

 

lunedì 22 ottobre 2018

Dalla plastica al vetro! Finalmente...

A fermentazione primaria terminata, per ogni Homebrewer giunge il momento di conquistare uno dei traguardi più importanti, ovvero l'imbottigliamento.

Un passaggio che per il sottoscritto ha segnato una sorta di liberazione.
Ma liberazione da cosa?
Innanzitutto dall'ansia da prestazione che ho coltivato nelle 2 settimane in cui il mosto è rimasto "Intrappolato" all'interno del fermentatore, all'interno del quale qualcosa stava succedendo, ma quel qualcosa non era ne visibile e neppure palpabile.
In secondo luogo il poter imbottigliare permette di valutare, anche se non in maniera definitiva, lo stato della birra, potendo escludere problemi di qualsiasi genere che avrebbero potuto rovinare la produzione nelle fasi precedenti.
Personalmente, trasferire la birra all'interno delle bottiglie in vetro sigillate ha permesso di tirare un sospiro di sollievo, come a dire "Ce l'abbiamo fatta!".

La cronaca dell'imbottigliamento:
Nel mio caso, il lavoro è iniziato giorni prima della data prevista dell'imbottigliamento. Trattandosi della mia prima volta ho preferito iniziare a pulire tutte le bottiglie vuote che avevo recuperato nei mesi scorsi, immergendole in acqua e ammoniaca per alcuni minuti e successivamente risciacquarle con abbondante acqua e aiutandomi con l'avvinatore ho pulito l'interno delle bottiglie per scongiurare incrostazioni varie.
Devo dire le le bottiglie che precedentemente contenevano birre rifermentate sono state quelle che mi hanno fatto tribolare maggiormente.

Ma veniamo al giorno X:
Come praticamente tutte le fasi della produzione domestica di Birra, anche l'imbottigliamento prevede la preparazione del liquido sanitizzante e la conseguenza pulizia dell'attrezzatura che andrà in contatto con il mosto.
A questo punto risciacquo di tutte le bottiglie con la soluzione sanitizzante e posizionamento sullo scolabottiglie.
A questo punto, prima di occuparmi del travaso della birra all'interno del fermentatore che servirà per imbottigliare (Pratica consigliata per eliminare i residui e le impurità depositate sul fondo), mi sono recato in cucina per preparare la soluzione di acqua e sale per il Priming.
Trovandomi nel fermentatore poco più di 18lt di mosto e dando per conclusa la fermentazione, ho sciolto circa 90gr di zucchero bianco all'interno di un pentolino con poca acqua in bollitura. Dopo aver protratto la bollitura per 5' (Per sterilizzare la soluzione zuccherina), ho raffreddato il pentolino in una bacinella con acqua e ghiaccio per permettere di raggiungere il prima possibile la temperatura ambiente.
A questo punto ho versato lo sciroppo di zucchero all'interno del fermentatore durante il travaso che ho effettuato con il sifone (E non dal rubinetto del bidone).
A travaso ultimato, dopo aver preparato la tappatrice a colonna e aver sanitizzato i tappi, ho installato il tubo e l'asta di imbottigliamento al rubinetto del fermentatore per l'imbottigliamento.
Ogni 3/4 litri imbottigliati, arrestavo la procedura per tappare le bottiglie e per dare una mescolata alla birra per evitare stratificazioni dello zucchero che non avrebbero permesso una carbonazione uniforme in tutte le bottiglie. E poi via fino a ultimare l'imbottigliamento!

Tutte le bottiglie ora riposano coperte da un canovaccio per evitare il contatto con la luce, alla temperatura di fermentazione 19/20°C in attesa che il gusto si affini e il lievito residuo consumi lo zucchero del priming per dare la giusta frizzantezza alla birra.


Ora altre 2 o meglio 3 settimane di maturazione e poi sapremo la verità.
Riposate mie piccole, riposate...


venerdì 19 ottobre 2018

Verificando la densità.

Dopo le avventure del travaso intermedio con annesso Dry Hopping, la settimana che porta all'imbottigliamento scorre velocemente. Come da programma ho previsto 2/3 letture della densità prima di essere certo di poter dare per conclusa la prima fermentazione.
Lo scorso martedì ho prelevato un primo campione di mosto, e con la cura e perizia di un "Piccolo chimico", dopo averlo preventivamente sgasato, ho provveduto a rilevare la densità...

1010

... perlomeno così sembra. Dico ciò perché ho riscontrato che in realtà la lettura non è per nulla semplice visto che, come spiegato da mia moglie (Che studiò con indirizzo chimico), l'effetto "Lente" che si genera attorno all'asta del densimetro potrebbe trarre in inganno.
Mi spiego meglio:
Da una prima frettolosa analisi pare che il livello del mosto indichi 1009 sulla scala graduata, ma verificando con attenzione si può notare una "bombatura" del liquido poco prima del contatto con l'asta graduata, falsandone così, anche se in minima parte, il risultato finale che risulta essere appunto 1010.

Rimando a un articolo di BirraeBirrerie.it che spiega in dettaglio l'effetto sopra descritto.

Lo stesso test della densità è stato effettuato giovedì mattina ed ha dato il medesimo esito. Quindi mi sento di dire che la fermentazione primaria possa considerarsi terminata.

Ricordo inoltre che il mosto prima dell'inoculo del lievito aveva registrato una densità di 1042 (E non 1040 come erroneamente indicato qualche post fa). Di conseguenza come da regola base abbiamo raggiunto 1/4 del valore di OG, il quale determina, seppur in via teorica, la conclusione ufficiale della fermentazione. Speriamo Bene!

A questo punto non mi rimane che organizzare l'imbottigliamento per questo weekend!

Note conclusive:
Con estrema soddisfazione ho riscontrato che dopo il travaso intermedio il mosto è diventato molto più limpido, anche se il colore rimane più scuro delle previsioni.
Dopo un assaggio del campione posso confermare che il gusto rispetto a 10 giorni fa risulta più equilibrato, meno pungente e la sensazione di astringenza iniziale sembra svanita. 
Lo so, è presto per trarre conclusioni affrettate, ma avere feedback positivi mi stimola a proseguire questo splendido viaggio.



venerdì 12 ottobre 2018

Fermentazione, secondo atto.

E' tempo di cambiare... il fermentatore!

Ad una settimana esatta dalla realizzazione della cotta, questo pomeriggio mi sono dedicato al travaso del mosto in un nuovo fermentatore ben pulito e sanitizzato per dare il la alla seconda fase della fermentazione.
Chiaramente in quanto prima cotta, non mi sono fatto mancar nulla, neppure il famoso Dry Hopping. Ma non solo... ho osato ancora di più!
Ma andiamo per gradi.

Dopo aver preparato tutta l'attrezzatura correttamente pulita e sanitizzata ho volto lo sguardo, quasi in segno di sfida, al fermentatore primario che mi stava attendendo per essere aperto (Contro ogni pronostico sono riuscito a mantenerlo sigillato per tutta la settimana, senza dare mai una sbirciatina al suo interno...).

Ho aperto con un pò di timore il coperchio, stando attento a non versare il contenuto del gorgogliatore nel mosto ed immediatamente un profumo agrumato, tipico del Cascade ha pervaso la stanza. Ottimo direi! questo è quello che mi aspetto dalla mia Birra.

Al primo sguardo si può notare un uniforme cappello di schiuma che copre il mosto (Mi auguro che non si tratti di una cosa negativa).
La cosa che indubbiamente mi disturba è il colore particolarmente carico del mosto. E' vero, sapevo sin dal principio che l'utilizzo degli estratti in bollitura rende il mosto più scuro, ma mi sarei aspettato qualcosa di meno intenso.
Probabilmente dovrò cambiare il nome della mia Blond Ale visto che con ogni probabilità non sarà molto "Blond". Ma c'è di peggio!

A questo punto è ora di travasare.
Avendo deciso di acquistare un sifone (Per varie ragioni che magari spiegherò in futuro) mi organizzo per effettuare il travaso.
Per evitare do catturare troppo sporco e fondo, ho legato al terminale del tubo un Hop Bag a maglia fine come filtro.
L'operazione è risultata più semplice di quanto potessi aspettarmi e sono riuscito a travasare buona parte del mosto. Sul fondo del fermentatore primario sono comunque rimaste almeno 2 dita di lieviti esausti e scarti vari.

Ultimo step prima di chiudere il coperchio è stato quello dell'inserimento del luppolo per il Dry Hopping (Cascade 26gr e Columbus tomahawk 19gr) all'interno di 2 Hop Bag per evitare che troppi residui finiscano nella birra.
A questo punto posiziono il gorgogliatore e lascio a riposare per almeno altri 7 giorni il mosto.

Tutto sommato l'esperienza è stata parecchio positiva e nonostante un pò di indecisioni su come gestire pulizia e passaggi da effettuare senza rovinare tutto, posso ritenermi soddisfatto.
L'unico neo deriva dal fatto che oltre al colore scuro, ho trovato il mosto poco limpido. Mi auguro che questo sia dato dal fatto che la fermentazione non è ancora conclusa e magari con il travaso pre imbottigliamento il mosto risulterà maggiormente limpido.

Non mi resta che sperare in bene!


giovedì 11 ottobre 2018

Fermentazione... l'inizio della fine!

Credo che tutti coloro che per la prima volta si siano prodigati nella produzione casalingo brassicola, abbiano immaginato che la fase di fermentazione fosse la semplice conclusione del processo di realizzazione della Birra...
Dopo mesi di teoria, ero abbastanza convinto che gli step più complicati sarebbero stati la stesura della ricetta e la gestione dell'ammostamento, chiaramente senza tralasciare la fase di bollitura/raffreddamento del mosto (Che a dire il vero mi preoccupavano meno). Da li immaginavo che la vetta fosse raggiunta e con la fermentazione si potesse tirare i remi in barca perché la strada torna a scendere verso valle.

Diciamo che mi sbagliavo!

Da un certo punto di vista è vero chela responsabilità del lavoro a questo punto sarebbe stata una partita tra lievito e mosto, ma mentalmente la gestione della fermentazione ha un ruolo abbastanza stressante.

Per prima cosa l'ansia di aver eseguito tutti i passaggi senza troppi errori e soprattutto aver avuto cura della pulizia dell'attrezzatura per evitare infezioni si fa sentire non appena chiuso il fermentatore.
Angoscia che tende a svanire quando si sente il gorgogliatore sussultare come a dare il via ufficiale alla trasformazione degli zuccheri.
Ammetto inoltre che la gestione della temperatura mi ha angosciato parecchio perché per più volte nell'arco della giornata mi recavo in taverna a verificare la temperatura della stanza e del fermentatore (Complice un Ottobre molto caldo...)

Cronaca della fermentazione della Blond Ale:

-Venerdì 5 Ottobre: in serata inoculo del lievito US-05 a una temperatura del mosto di 25°C. Chiudo  il fermentatore e vado a dormire.

-Sabato 6 Ottobre: di buona mattina scendo in taverna e con enorme soddisfazione mi rendo conto che la temperatura è scesa a 22°C e che la fermentazione è partita in modo abbondante ed evidente.

-Domenica 7 Ottobre: La fermentazione tumultuosa prosegue senza sosta e la temperatura nel fermentatore rimane costante a 22°C. Nella stanza il termometro segna 20°C

-Lunedì 8 Ottobre: La fermentazione prosegue come da manuale e la temperatura del mosto è scesa di 1/2 grado. Si inizia a vedere un abbondante deposito di lieviti esausti sul fondo del fusto.

-Martedi 9 Ottobre: La temperatura nel fermentatore scende a 21°C e il gorgogliatore ha calato un pò l'attività che ora risulta meno evidente.

- Mercoledì 10 Ottobre: Temperatura costante a 21°C e fin dalla mattina il gorgogliatore ha terminato l'attività. Questa cosa un pò mi preoccupa... Per scrupolo in serata prelevo un campione di mosto dal rubinetto per misurare la densità.
Una prima analisi mostra il campione saturo di gas... Infatti una prima lettura mostrava una densità di 1025! Ho preferito sgasare il campione e lasciarlo riposare per 30' prima di effettuare una seconda prova che ha dato un esito più soddisfacente. Poco sopra 1010 come si intuisce dall'immagine.

A questo punto mi sento un pò più sereno e rassicurato dall'amico Enrico di Signormalto, con il quale sto scambiando molti pareri in questo periodo, mi dirigo mentalmente verso il prossimo Venerdì, quando andrò verso il prossimo step che sarà il travaso intermedio con aggiunta di luppolo per il Dry Hop.

Chiudo confidando che ho assaggiato il mosto usato come campione per la densità e devo dire che al momento si sentono parecchi sapori che in parte mi attendevo, ma al momento trovo molto pungente l'amaro del luppolo e la piattezza della birra rende l'intruglio un pò stucchevole e leggermente astringente. Speriamo che con la maturazione il gusto evolva in meglio!



domenica 7 ottobre 2018

Buona la prima! Forse...

Venerdì 5 Ottobre 2018... Nasce un nuovo HomeBrewer!
Mi sembra stano, molto strano, ma alla fine ce l'ho fatta... anche io posso finalmente definirmi membro del club, anche se forse è meglio attendere il risultato finale tra qualche settimana.
Mi ero preparato a lungo e credevo di poter avere tutto sotto controllo. E infatti mi sbagliavo.

Partiamo col dire che la cotta, compresa preparazione e pulizia è durata oltre 5 ore (Ne avevo pronosticate al massimo 3...). Ma chiaramente nulla è come ci si aspetta e il tempo corre, corre forte.

Dopo aver perso circa 30' tra l'organizzazione dell'attrezzatura e la preparazione dei malti, mi sono dedicato alla messa in temperatura dell'acqua di mash. Poco prima di raggiungere i 70°C previsti per il mash in, ho trattato l'acqua con del succo di limone con l'intento di abbassare il pH. Da qui il primo problema, il misuratore di pH non funziona! Quindi risolvo spremendo il limone "A occhio" sperando di aver abbassato il pH, ma non troppo.
A questo punto, una volta raggiunta la temperatura ideale, parto con l'inserimento dei grani, sincerandomi di coprirli perfettamente nell'acqua per una perfetta estrazione. Ma la pentola è in alluminio molto sottile e ben presto mi rendo conto che la temperatura di disperde molto più rapidamente di quanto pensassi. Poco male, ogni 15' circa mescolo e riaccendo la fiamma avendo cura di non "Bruciare" la sacca con i grani. Operazione riuscita, o almeno spero...
Passati 60' ritengo avvenuta la conversione in zuccheri, ritengo perché mi sono scordato di acquistare la tintura di iodio...
Effettuo una sorta di lavaggio trebbie con 5 litri di acqua che poi verso nella pentola principale, per poi partire con la rampa che mi avrebbe portato alla bollitura del mosto. Un tempo infinito perché il fornello troppo piccolo non permette di alzare rapidamente la temperatura. Decido quindi di spostare la pentola sul fornello più grande e la bollitura in poco tempo parte vigorosa.
Prima gittata di luppolo a 60', lunga attesa fino alla seconda gittata a 20' e terza gittata finale a 5' dal termine della bollitura.
Neppure il tempo di tirare un sospiro di sollievo per aver terminato la cotta, che mi rendo conto che la fase di raffreddamento sarebbe stata più lunga del previsto. 12 litri senza serpentina e con poco ghiaccio sono difficili da portare a 25°C. Ma dopo 35' ce l'ho fatta!
A questo punto verso il mosto nel fermentatole, aggiungo l'acqua per arrivare al livello di 23lt. e mi accorgo di aver compiuto 2 errori...
Prima di tutto al temperatura era di 26° (Un pò elevata per l'inoculo del lievito) e soprattutto ho versato nel fermentatole quasi 24lt.

Quest'ultima, oltre al fatto di aver mal previsto l'efficenza dell'impianto, ha portato la OG a 1040 (Rispetto ai 1045 previsti). Comunque nessun problema perché sono all'interno dello stile come da BJCP.
Per la temperatura invece nessun problema, infatti dopo poco sono riuscito ad abbassare di un paio di gradi.
A questo punto inoculo il lievito (US-05), mescolo energicamente e posiziono il gorgogliatole. Copro il fermentatole e vado a letto! Domani pulirò le pentole...
Nei prossimi giorni vi racconterò i progressi della fermentazione, sperando in bene.
Sono stanco ma ho capito come ottimizzare i tempi per il futuro. Comunque la mia prima cotta è andata a buon fine!

sabato 6 ottobre 2018

Blond Ale: la ricetta della mia prima Birra...

Finalmente ci siamo!
Tanto studio e ricerca per riuscire a definire la prima birra interamente ideata e prodotta in casa dal sottoscritto.

Mesi fa, quando iniziai a documentarmi, credevo che la prima Birra che avrei realizzato sarebbe stata una American IPA, che a quel tempo (Ma ancora oggi) mi affascinava molto. Per alcune ragioni, ma soprattutto perché in famiglia non apprezzano molto Birre estremamente amare e luppolate, ho virato i miei pensieri su una birra meno "impegnativa".

Rimaneva comunque il dilemma di quale tecnica avrei utilizzato per brasare la mia prima Ricetta.
All'inizio era ferma in me la convinzione che avrei lavorato in All-Grani con la tecnica BIAB, che ritenevo la soluzione migliore senza dover immediatamente ricorrere ai "3 tini", ma dopo aver letto "Progettare grandi Birre" ho compreso che la soluzione ideale per una prima cotta senza troppo stress sarebbe stata con la tecnica E+G.

Da qui nelle ultime settimane ho abbozzato una ricetta che ho via via modificato con l'aiuto di altri HomeBrewers interpellati sul web, fino ad arrivare alla definitiva Blond Ale che definirei evidentemente luppolata.

Tra i dubbi principali, mi preoccupa il non conoscere l'efficenza del mio impianto. Dovendo fare infatti un mini mash, l'efficenza non sarà sicuramente del 100% (Come nel caso di utilizzo di solo estratto), ma posso solo ipotizzare un valore del 90% che eventualmente andrò a correggere su cotte future!

Effettuerò un ammostamento portando l'acqua a 70°C e cercando nel tempo di mantenerla per 60 minuti, senza scendere sotto i 68°. Questo sarà il mio obbiettivo.

Per il resto, dopo la bollitura cercherò di raffreddare il più velocemente possibile il mosto con acqua e ghiaccio, perché per il momento non dispongo di altri sistemi di raffreddamento.

Speriamo bene!

Tra i vari che mi hanno aiutato una menzione particolare va a "Signormalto" che come sempre si è reso disponibile a rispondere a tutte le mie richieste di informazione... Grazie davvero!

Di seguito la ricetta:

Blonde Ale - E+G
Litri in pentola :12
OG preboil:1185
Min bollitura:60
Litri in fermentatore :23
Efficienza :90 %
OG :1044
ABV :4.4 %
Plato :11 
IBU :24.3
BU/GU :0.55 

EBC : 7


















Malti e Fermentabili
LightEstratto Liquido2400 gr65 %
PaleGrani400 gr11 %
BiscuitGrani400 gr11 %
LightEstratto Secco250 gr7 %
CaraPilsGrani150 gr4 %
Fiocchi di OrzoFiocchi100 gr3 %


Luppoli
Columbus (Tomahawk) (AA 17) 9 gr60 minPellet
Cascade (AA 6.9) 14 gr20 minPellet
Cascade (AA 6.9) 16 gr5 minPellet
Columbus (Tomahawk) (AA 17) 19 grDry-HopPellet
Cascade (AA 6.9) 26 grDry-HopPellet
Lieviti
SafAle US 05 DryUS-05

giovedì 4 ottobre 2018

HomeBrewing: il punto della situazione ...

Dopo la lunga pausa estiva che ha portato a numerose riflessioni prevalentemente a tema brassicolo, e  soprattutto dopo lunghissimi mesi di studio e scambio di opinioni sul web con esperti Homebrewers, è finalmente giunto il tempo di dar fuoco alle polveri.
...ma facciamo un passo indietro per il punto della situazione:

- Agosto mi ha permesso di chiudere la lettura di libri dedicati all'arte dell'HomeBrewing con l'ultimo testo che avevo in programma "Progettare grandi ricette" di Ray Daniels.
(Nei mesi precedenti avevo già letto: "Il piacere della Birra" e "La tua Birra fatta in casa" rispettivamente di Slow Food Editore e di Bertinotti/Faraggi)


- Nell'ultimo periodo non mi sono fatto comunque mancare le lunghe sessioni su canali YouTube di HomeBrewers più o meno esperti.

- Ho inoltre lasciato traccia di me su forum dedicati alla Birra home made, in cerca di suggerimenti e per carpire trucchi e segreti per le mie prime ricette.

-Avvalendomi della lettura (Più che lettura sarebbe meglio dire studio...) di "Progettare grandi Birre" ho deciso di iniziare a realizzare la mia prima Birra con la tecnica E+G che al momento ritengo la più sensata per il mio livello di conoscenza, anche se credo che non sarà facile approcciare subito a questa tecnica senza passare prima per la classica latta di malto amaricato... Per alcune ragioni che spiegherò in un post futuro, ho deciso di realizzare come prima produzione una Blond Ale.

- A questo punto mancava solo l'attrezzatura... Il fato ha voluto che il mio compleanno ricada a fine Settembre, e quale migliore occasione per farsi regalare dalla moglie il KIT Birramia con doppio fermentatole e tutti gli accessori?
Per la pentola al momento me ne farò bastare una in alluminio da 16lt sottratta di nascosto a mia madre che usava anni fa per la conserva, ma che da tempo riposava in fondo a un armadio.

- In settimana ho ricevuto i malti e i luppoli che ho ordinato, in base alla ricetta che andrò a realizzare  (I ragazzi/e di Birramia sono stati davvero molto pazienti ... ). Della ricetta ne parlerò in un post successivo.




Dovrebbe esserci tutto!
Il tempo è giunto...