mercoledì 5 dicembre 2018

Imbottigliata e... infustata!

Ebbene si! Anche alla Strong Bitter è toccata la sorte dell'imbottigliamento. Questa volta però l'operazione è avvenuta con non pochi dubbi.
In primis la FG a 1017 mi ha fatto dubitare sull'avvenuta conclusione della fermentazione primaria, e in secondo luogo la quantità di zucchero per il priming. Ma procediamo con ordine.

Dopo il travaso intermedio, ho controllato periodicamente la densità che per ben 5 giorni consecutivi ha registrato il valore 1017 nonostante avessi innalzato la temperatura del mosto dai 18°C fino ai 20°C. Per questa ragione la scelta è stata quella di posticipare l'imbottigliamento per verificare eventuali risvegli del lievito S-04 (Che a detta di molti non è nuovo a blocchi e ripartente di fermentazione), ma comunque la situazione non è cambiata.

C'è da specificare che in ricetta avevo preventivato una FG di 1015, quindi non distante dal valore rilevato, ed inoltre modificando il kit con aggiunta di abbondante estratto, potrebbe aver alterato alcuni parametri non previsti in ricetta.

Da qui la scelta di imbottigliare comunque!

Il secondo dilemma che mi ha tormentato per giorni riguarda la quantità di zucchero per la carbonazione.
Premesso che, come già detto, la prima esperienza con la Morrison non mi ha soddisfatto a pieno per via della frizzantezza, mi trovo a constatare che lo stile  English Bitter prevede una bassa carbonazione che permette un massimo di 2.0 Vol. di CO2.
A questo punto la domanda è:
Rimango in stile per una birra meno frizzante come da BJCP oppure seguo l'istinto?

La risposta l'ho trovata per gestire il rischio di ripartenza della fermentazione in bottiglia (Parlo degli zuccheri eventualmente non fermentati nella fase primaria, non della carbonazione).

Meglio stare cauti e non rischiare gushing o peggio ancora esplosioni delle bottiglie. Quindi ho carbonato 12,5lt di mosto da imbottigliare con 54 gr di zucchero.

Per questa produzione ho deciso di destinare inoltre 5lt di Birra in fustino (Per eventuali Party estivi con amici) che ho carbonato con 2gr./lt. di zucchero.

A questo punto tutte le bottiglie riposano nella cella di fermentazione alla temperatura di 18,5°C, dove ci rimarranno per almeno 2/3 settimane prima di essere stoccate in dispensa.

Oltre alla Strong Bitter ho imbottigliato alcuni litri di Christmas Ale di cui però parlerò più avanti.

lunedì 3 dicembre 2018

Travaso e dry hop Strong Bitter

Nonostante i dubbi che nutro nei confronti del lievito S-04, la fermentazione prosegue silente, e a distanza di 7 giorni dalla cotta è giunto il termine per effettuare il travaso dove eliminare il fondo composto da impurità e cellule di lievito esauste. Inoltre ne approfitterò per eseguire il DryHopping con aggiunta di luppolo Fuggle.

Seppur in grande ritardo sui tempi, con mia moglie abbiamo deciso di realizzare un piccolo lotto di 4 litri circa da destinare a Christmas Ale, prevedendo l'aggiunta di spezie (5 gr. di anice stellato + 3,5 gr. di noce moscata). Probabilmente sarà un azzardo, ma ci piace sperimentare e così facciamo!
Sicuramente a Natale la Birra non sarà nel pieno della sua maturazione, ma potremo comunque permetterei di assaggiarla ed eventualmente decidere o meno di regalarla ad amici e parenti.

Questa volta ho preferito effettuare il travaso nel nuovo fermentatore sanitizzato collegando il tubo al rubinetto cedente inserendo l'estremità opposta direttamente sul fondo del fermentatore ricevente, avendo cura di non ossigenare il mosto.
Ho scelto di non utilizzare il sifone per via del fatto che la pulizia e la sanitizzazione richiedono più tempo, ed inoltre in questa fase non ritengo un problema l'eventuale passaggio di qualche particella di imputità nel nuovo fermentatore.
Mettiamoci anche una buona dose di pigrizia e la scelta è presto motivata...

Il mosto in fase di travaso è parso particolarmente limpido, probabilmente per via del lievito che ha permesso un deposito importante sul fondo.
Dall'immagine a lato il colore non rende giustizia... in realtà il mosto è più scuro di quanto appare. Forse perché ho scattato la fotografia con molta luce e probabilmente perchè nel fermentatore erano presenti pochi cl di mosto.



Il reale colore si nota invece dall'immagine del piccolo batch di 4lt. di Christmas Ale.
A differenza del bidone principale, dopo il dry hopping, il gorgogliatore della boccia di vetro ha da subito iniziato a borbottare, non con elevata frequenza, ma con regolarità. Mentre il fermentatore di plastica se ne sta li buono e apparentemente in silenzio con il gorgogliatore a livello.
Presumo che questo sia causato dall'elevato spazio disponibile sopra il mosto nel bidone che permette l'alloggio della CO2 creata senza che essa venga sfiatata per via della bassa pressione che si è generata. Mentre nell'ampolla di vetro che prevede uno spazio di aria minimo, l'anidride carbonica è costretta a uscire per via della pressione elevata.

Ora non rimane che attendere il termine del lavoro del lievito e lo stabilizzarsi della densità prima di occuparsi dell'imbottigliamento.

giovedì 29 novembre 2018

La camera di fermentazione autocostruita

Da qualche parte tempo fa lessi una frase che più o meno recitava: "Il birraio fa il Mosto, la Birra la fa il lievito".

Più ci si addentra nel mondo della produzione casalinga della Birra e più ci si accorge che questa affermazione non è assolutamente fuori luogo. Anzi...

Non per sminuire il lavoro manuale degli Homebrewers o di qualsiasi mastro birraio, senza il quale il lavoro dei lieviti sarebbe inutile, ma se gli appassionati bevitori di Birra possono degustare stili, aromi e sapori differenti, buona parte del merito va dato proprio ai lieviti.

Oggi comunque non voglio fare l'elogio dei batteri che svolgono l'ingrato compito di fermentare il mosto, ma al contrario desidero porre il punto sull'aiuto che possiamo dare ai lieviti per consentire di portare a termine la trasformazione da mosto a Birra nel migliore dei modi e senza generare sapori e profumi indesiderati o persino sgradevoli. 

Ma quale supporto possiamo dare?
Il corretto controllo della temperatura di fermentazione. 

Nel piccolo angolo della taverna dedicato alla Birrificazione, non potendo permettermi lo spazio per un più lussuoso congelatore a pozzo da modificare, ho dovuto optare per la realizzazione di un box coibentato realizzato con materiali acquistati o di recupero, che però possano permettere di raggiungere l'obiettivo del controllo della temperatura.

Nel video seguente, la presentazione della cella di fermentazione controllata dal termostato Inkbrid ITC-308S, e raffreddata grazie a una ventola e con bottiglie di acqua congelata. Per il riscaldamento invece ho optato per la più classica fascia riscaldante.

Buona Visione.

mercoledì 21 novembre 2018

Strong Bitter, storia di una "Cotta"

La mia personalissima English Strong Bitter è ormai nel fermentatore da 4 giorni e si avvicina il momento di effettuare il travaso intermedio...

Durante questa produzione, nella quale ho avuto il piacere di essere aiutato da un'amica, mi ha preso una vena artistica ed ho deciso di documentare la realizzazione del mosto con l'ausilio della mia Action Cam che da troppo tempo riposava inutilizzata in un cassetto della scrivania del mio ufficio.

Per questa ragione questo post sarà più sintetico del solito ed ho preferito lasciare che siano le immagini e la cronaca del filmato a raccontare gli step che hanno caratterizzato le quasi 2 ore di lavoro.

Buona visione!

lunedì 19 novembre 2018

Non si finisce mai di imparare...

Si è vero, sono un novellino dell'arte brassicola...
Nonostante mesi di studio e confronti continui sul web, arriva inesorabile la sentenza che sancisce la cruda verità... c' è ancora molto da imparare!

Lo scorso week-end ho realizzato la Strong Bitter (Come descritto nel post precedente) e tutto è filato liscio.
Non che ci siano particolari difficoltà nel realizzare una birra da Kit luppolo, nonostante le modifiche che avevo previsto in ricetta.

E quindi dove stà il problema?
LA FERMENTAZIONE

Premesso che con mia enorme sorpresa, dopo aver prelevato un campione di mosto per registrare la densità iniziale (OG) ed aver letto il densimetro ho riscontrato un valore di 1059, contro lo 1053 previsto. Strano che da software online con l'utilizzo di estratti si trovi una discrepanza simile!

Data appunto una OG di 1059 e un volume di 23lt in fermentatore dopo aver energicamente areato il mosto, ho inoculato il lievito S-04 (1 bustina e 1/2) a una temperatura prossima ai 20°C.
Chiuso il fermentatore, l'ho posizionato in cella di fermentazione dove ho impostato una temperatura di 18°C (Che il mosto ha raggiunto in 2 ore).

Passo la serata con la famiglia e il mattino seguente con mio stupore e perplessità, apro la cella e scopro che la fermentazione non è partita, e neppure accenna a farlo.

Panico....
Mi collego subito a internet nel vano tentativo di trovare una rassicurazione su qualche forum, ma nulla.
Poi un piccolo barlume di speranza. Leggo che le fermentazioni possono avviarsi anche a distanza di 24/48 ore, soprattutto in presenza di densità iniziali elevate.

Inoltre scopro che quando la OG supera i 1050 sarebbe buona norma idratare il lievito per 15/30 minuti in acqua sterile tra i 25° e i 28°C. Cosa che io ovviamente non ho fatto!!!

Questo procedimento permette di attivare le cellule di lievito che dopo il processo di essiccazione necessitano di liquidi poco densi di zuccheri per attivarsi.

Buono a sapersi per il futuro.

Alcuni forum consigliano inoltre di alzare la temperatura ad almeno 20°C per permettere alle cellule di lievito di moltiplicarsi più rapidamente. Ovviamente eseguo questa operazione che grazie alla fascia riscaldante mi permette di portare il mosto alla temperatura desiderata in poco tempo.

Dopo poche ore si è formata la classica schiuma sulle pareti del fermentatore e il gorgogliatore ha iniziato ad emettere il magico sound che tutti gli homebrewer adorano... La fermentazione ha finalmente inizio!

A questo punto lascerò alcune ore il mosto alla temperatura di 20°C per poi abbassarla tra i 18° e i 19°C.
Staremo a vedere.

P.S.: Ho trovato molto interessante questo articolo che ho trovato sul blog di BrewingBad

venerdì 16 novembre 2018

Tempo di nuove produzioni...

Se c'è una cosa che ho imparato in questo breve periodo all'inizio della mia avventura di produttore domestico di Birra è che un Homebrewer non sa stare con le mani in mano.
... e forse è questo che rende speciale questo hobby...

Dopo aver realizzato con soddisfazione  la mia prima Birra in E+G, è tempo di rimettersi ai fornelli. Questo week-end infatti mi dedicherò alla produzione di una Birra in perfetto stile Inglese, una Strong Bitter.

Quando ricevetti in regalo il classico Kit per realizzare la birra (Per Kit si intende l'attrezzatura composta da bidoni di fermentazione e accessori vari...) ho trovato all'interno una latta di malto amaricato, per intenderci quello pronto da versare nel fermentatore con la sola aggiunta di acqua, zucchero e lievito. Per la precisione si tratta di una latta per realizzare una Bitter Inglese.

Inizialmente non era mia intenzione realizzare una Birra con questa tecnica, ma dal momento che di natura non sono uno sprecone,  ho deciso di realizzare qualche litro di Birra extra.

Rispetto a quanto suggerito dalle istruzioni, da subito ho pensato di apportare alcune migliorie alla ricetta, prevedendo l'utilizzo di un lievito specifico (S-04) e la sostituzione del kg di zucchero con l'estratto di malto secco.
Ma la cosa non mi basta, voglio osare di più!

Controllando il BJCP, mi sono accorto che è possibile realizzare una versione Strong della Bitter, aumentando principalmente le OG e le IBU, oltre ad alcuni altri accorgimenti.
Inoltre un ulteriore vantaggio deriva dal fatto che la versione Strong mi consente di non preoccuparmi dell'estratto che in bollitura tende a scurire, perché un colore più intenso è contemplato dal BJCP.

Dunque la mia prossima birra sarà una Strong Bitter!

Non voglio dilungarmi ulteriormente, perché ci sarà tempo per raccontare tutti i passaggi della "Cotta", e per il momento lascio la ricetta con le modifiche al barattolo originale:

Litri in pentola:             12
Litri in fermentatore:     23
Minuti di bollitura:        15
Colore EBC:                  33
OG:            1053
ABV:          5,2%
IBU:           38
BU/GU:      0,76


Fermentabili:

- 1 Kit Birramia Absolut Malt Bitter
- 1,2 kg Estratto di malto liquido Light
- 1 kg  Estratto di malto secco Light

Luppoli:

- Fuggle       15gr        15' di bollitura
- Fuggle       10gr          5' di bollitura
- Fuggle       25gr        Dry-Hop

Lievito:

SafAle Enghish Ale S-04

Priming:

Zucchero 4,5 gr./lt


martedì 13 novembre 2018

Una settimana dopo... la maturazione continua.

Siamo a quota 3...

Tre sono le settimane trascorse dall'imbottigliamento della Morrison Ale, ma nonostante avessi dovuto attenderne almeno un altra (Come suggerito da altri HomeBrewers), non ho resistito e ne ho stappata una.

Non so per quale ragione, ma la tentazione è sempre dietro l'angolo, e complice il fatto di averla auto  prodotta e di trovarla disponibile in dispensa lo scorso week-end ho dato ascolto al "Diavoletto tentatore" e me ne sono bevuta un'altra.
...e me la sono goduta tutta!

Dopo il primo test della scorsa settimana che mi aveva in parte deluso, devo dire che la Birra ha convertito le caratteristiche che ritenevo negative in positive.
Per prima cosa ho notato che ora la schiuma è abbondante, persistente e protegge la birra dal primo fino all'ultimo sorso.

Ora la carbonazione risulta meno slegata dal contesto e si sposa al meglio con il gusto del malto anche se a mio parere pare poco frizzante.
Forse sarebbe stato meglio aumentare il priming con almeno 5,5 gr./lt. di zucchero.

Attenderò ancora un ulteriore settimana prima di fare una nuova degustazione, ma al momento posso essere estremamente soddisfatto.
Rimane comunque la mia Prima Birra!